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Nessuno meglio di un marinaio sa cosa significa l'amore per la propria nave. E la storia di Jacob Brouwer, velaio, e di Johanna-Maria, è appunto una storia d'amore, fatta di slanci, di gioia, di sacrificio e dolore, di separazioni e di riunioni. Ma non solo: essa è temporalmente situata nel periodo in cui la navigazione a vela deve a poco a poco cedere il suo posto alla navigazione a vapore, in cui le vecchie solenni navi di legno vengono sostituite dagli scafi di ferro. In essa vi è il senso del tempo che passa, di un mondo e di una cultura al tramonto. Sullo sfondo dei viaggi per le Indie si muovono personaggi delineati con una scrittura sobria ed asciutta, con grande umanità e acuta psicologia. Un romanzo di grandissima levità narrativa e insieme di grande profondità, ma soprattutto di stupefacente densità e compattezza. La presenza del mare è viva e continua come vivo e continuo è il rapporto tra l'uomo e la nave, che è descritto come una via per sentirsi appagati, per sentirsi in armonia. Ed è la vita stessa del laconico Brouwer che dà risposta
e senso alle domande da lui pronunciate nel suo intenso soliloquio: 'Che
cosa spinge un uomo ad andar per mare se non si dedica alla nave con tutto
se stesso? Legno, ferro, tela, costruiti e messi insieme, ancora non fanno
una nave. Perché un marinaio si commuove se deve tagliare un albero?
Tace e intristisce se vede un relitto alla deriva? Non ha forse ogni nave
una natura propria?'.
L'Autore Arthur Van Schendel (1874-1946) visse a lungo in Italia, dove
si trasferì dopo la prima guerra mondiale, prima a Firenze, poi
a Sestri Levante. Scrisse il romanzo Het fregatschip Johanna Maria,
nel 1930, nel pieno della sua maturità artistica, che lo portò
ad orientarsi dopo un periodo giovanile naturalistico e uno neoromantico,
verso tematiche squisitamente olandesi, che divennero importante punto
di riferimento per la narrativa del suo paese.
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